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L'Artista
Testimonianza
di
Giuseppe Appella
Il lavoro di Peppino
Mitarotonda, nella bottega in Contrada Serritello La Valle di Matera, è
l'esempio più lampante di come la tradizione, a contatto con l'arte
contemporanea, possa rinnovarsi senza tradire l'identità personale e dei
luoghi in cui strumenti, materiali e tecniche riscrivono una espressione
millenaria come la ceramica.
La lunga militanza, fianco a
fianco, di Peppino Mitarotonda con José Ortega, Mino Maccari, Pietro
Consagra, Andrea Cascella, Jorg Neitzert, Assadour, Henri Goetz,
Dadamaino, ha portato a nuovi metodi di lavorazione, dalla foggiatura al
tornio ai pigmenti e ai coloranti, ma soprattutto a inedite forme di
decorazione, possibile solo con la libertà propria degli artisti a
contatto con artigiani di talento come Mitarotonda. I risultati sono
evidenti nei grandi cicli decorativi dedicati alla storia di Matera (in
cui l'esperienza e la conoscenza visiva mantengono un forte elemento
letterale) o nei presepi (che sviluppano le caratteristiche di movimento,
tono, intervallo, posizioni, colori e relazioni tra le superfici). Gli uni
e gli altri hanno meritato l'attenzione di un editore raffinato come Vanni
Scheiwiller.

Testimonianza di
Enzo Contillo
Ceramista materano, Peppino
Mitarotonda aveva allestito, nel 1960, la sua "bottega" nella contrada "La
Vaglia", sulla strada statale per Altamura e, assicurandosi il dialogo con
artisti come José Ortega, Pietro Consagra, Mira
D'Ercole, Lucio del Pezzo e Luigi Guerricchio, metteva il suo laboratorio
a disposizione di Mino Maccari, Andrea Cascella e Neitzer.
Il suo protagonismo,
silenzioso e umile, sovrastando ogni primordiale struttura artigianale,
oggi lo colloca, per le sue idee e i suoi progetti ceramoplastici, tra i
più prestigiosi operatori dell'area meridionale. Le sue cronache,
schivando le generiche abilità decorative, traggono motivazioni e sostanza
dalle vicende materane che egli realizza e riassume con stesure di
stupenda dimensione di memoria e di personale e formale equilibrio, nei
soggetti sacrali come nei temi di vita quotidiana, sparsi in numerosi
ambienti pubblici e privati, Mosaici, bassorilievi, vetrate, testimoniano
l'inconfondibile arcaicità e modernità dei suoi argomenti preferiti.
Finissime e lineari sono le
superfici decorative e le trame delle figurazioni narrative. Sono scene
campestri assolate, di ogni stagione; riti paesani e memorabili fatti che
percorrono epoche e ritmi delle civiltà mediterranee, dalla bizantina
all'araba, dalla sveva all'angioina e aragonese, nel mitico respiro dei
progenitori che li nutrirono.
Nel particolare segno
cromatico critico e descrittivo, Mitarotonda accentua le cadenze della
civiltà lucana, come di chi è certo di chiamarsi anche "poeta" delle
vicissitudini della sua gente.

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